Cinque passi a Firenze
Marzo 11, 2008, 5:09 pm
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Florence Pen Festival
Brevi note di viaggio
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Triste è stato vedere parte di Firenze, la nobile signora che tanto lustro diede all’Italia, invasa da bancarelle e negozi madeCina: le belle strade rinascimentali invase da cianfrusaglie che nulla hanno a che spartire con opere di inimitabile arte…. la pattuglia di polizia urbana antidegrado (!!!) a ridosso del centenario Ponte Vecchio sull’Arno… e l’ Arno comunque tranquillo e grigio, come grigio il cielo sotto un velo di nubi che il sole non ha avuto forza di squarciare…
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Il primo marzo insomma a Firenze: appena scesa dal treno, rovescio il programma
Non subito a Palazzo Brunelleschi, ma in prima battuta una visita alla vicina officina del profumo di S.Maria Novella. In fondo il Festival era solo l’occasione per mettermi su un percorso di scrittura non solo sulla scia dell’inchiostro, ma anche olfattivo.
Eccomi dunque alla Officina Farmaceutica Santa Maria Novella.
Erano 4 o 5 anni che non ci tornavo …
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Decido prima per l’olfatto e poi per il tatto.
Come si entra nell’Officina di Via della Scala, si viene viene accolti e avvolti già sull’uscio da un abbraccio profumato.
Fatti i pochi passi dall’ingresso, alcuni gradini mi sollevano verso l’ingresso vero, che appare come una “bocca” di un antro odoroso. L’impressione è quella di penetrare in un alveo di misteri, in un utero ovattato di suoni muti fatti aroma.
Le pareti dell’ingresso sono di legno intarsiato, protetto da un cordone che ne preserva l’integrità virginale… Altri due passi e lo stretto ingresso si apre sulla vasta sala. ….
Vetrine di antiche mobilia racchiudono vasi e boccette, prodotti artigianali di vetuste ricette.
Al bancone sul lato frontale della sala, gentili signorine rigorosamente vestite di blu, si prestano a spruzzare su striscioline di carta essenze di fiori, di scorze, di erbe di questa Natura così disprezzata ma tenacemente generosa.
Cedo alla tentazione olfattiva e scelgo una colonia di zagara e un olio per bebè per la nipotina, ma che ben si adatta anche a bebè invecchiati nel corpo ma non nello spirito.
I sensi inebriati da fraganze che solleticano la memoria alla ricerca della loro identificazione, mi spingono verso una vetrina…come un richiamo udibile solo dagli anfratti dell’anima: e vi scopro una ampolla. Sull’etichetta è vergato il nome del suo contenuto: “Nostalgia”.
Ritorno dalla vestale che così gentilmente mi aveva cullato poc’anzi. Le chiedo lumi. ” E’ possibile annusare l’odore della nostalgia?”, chiedo.
Mi stuzzica l’idea di come sia stato interpretato l’odore di questa emozione. Le emozioni hanno odore?
E ora sto pentita di non aver acquistato quell’opera di maestria profumiera.
Perchè quell’aroma – mi spiega l’angelo dei profumi – è stato commissionato da un signore di cui non ricordo il nome, che desiderava distillare dall’alambicco non l’essenza dell’Opera di Dio, ma quella dell’opera dell’uomo.
Un profumo strano, che sa di gomma bruciata, di fiamma ossidrica, di cannello sul metallo, di olio sulle tute e sulle mani da operaio.
L’ho riconosciuto quell’odore: era nell’officina di mio padre. Mi avvolgeva mentre giocavo tra martelli, bidoni e uomini impegnati sui motori in riparazione…
“Nostalgia”….. mai nome poteva essere più appropriato, perchè quella stretta strisciolina di carta che strisciavo sotto le narici racchiudeva la mia infanzia, sollecitava ricordi di sogni e di giochi.
Con l’anima incantata e sorpresa via allora verso un altro atelier di un maestro profumiere, ma ahimè era chiuso.
Riaprirà con l’inaugurazione dell’Accademia dei Profumi.
E forse è stato provvidenziale, perchè i profumi sono strette vie che vanno percorse fino in fondo ed è inopportuno quanto rischioso deviare prima della meta.
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E così, dopo un kebab ripieno di falafel che mi richiamano alla memoria profumi d’oriente e sapori di Jerusalim, arricchito da verdure insaporite dalla giusta salsina, salgo su una carrozzella guidata da Lola, una cavallina dalla pelliccia bianca e dal carattere mite. Passo passo, al ritmico suono dei suoi zoccoli, giungo al palazzo Brunelleschi, mentre nelle narici che ancora trattengono il bordo della veste degli antichi aromi dell’opera di Madre Natura e di suo figlio Adamo, si aprono ad accogliere l’odore di pelo, di pelle, di fieno che si sprigiona dall’animale. E penso che dietro la carrozza quel suo odore equino fuso con il profumo di zagara scivola sul selciato come un velo .
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Florence Pen Festival mi dà il benvenuto
Penne, matite di vario genere e fattura fanno bella mostra di sè. alcune mostrano i segni del tempo… i pennini portano residui di vecchi inchiostri. Ne prendo in mano qualcuna… pezzi di straodinaria bellezza, manufatti fragili, dai colori più vari, intarsiati, di madreperla, di legni e di metalli più o meno preziosi.
Qualcuna mignon che rimanda a mani femminili, delicate come il pennino che fuoriesce e rientra svitando e avvitando il perno… fragili levette, piccine piccine, per caricare il liquido nel serbatoio.
Quanta ingegnosità… !
Una penna porta due pennini e il suo proprietario mi spiega che nell’esile corpo nero di ebanite vi stanno due distinti serbatoi da caricare con inchiostri di colore diverso.
Un collezionista mi mostra con orgoglio la penna del “dottore” con il termometro inserito nel corpo. E con orgoglio mi apre la rivista Penna Magazine alla pagina dove ci sta il suo articolo su questa rarità. Mi parla del colpo di fortuna nell’averla ritrovata su una bancarella con il suo astuccio e dei costi sostenuti per ridarle la sua funzione. Un pezzo d’antiquariato insomma che è un pezzo della nostra storia.
E mi parla di come anni fa i collezionisti degli USA fossero “sbarcati” nella nostra bella Italia proponendo vantaggiosi scambi tra le loro e le nostre collezioni. Scambio-mi spiega- che lui ha rifiutato, facendo tra sè e sè quattro calcoli: il target USA era di milioni di persone, la produzione nostrana vantava qualche migliaio di esemplari. Ma – pensava tra sè che sarebbero state le nostre a valere a tempo debito proprio perchè con l’avvento del pc e l’abbandono dell’inchiostro queste piccole opere d’artigianato sarebbero state delle preziosità da tenersi ben strette.
Aveva ragione. Ora le nostre officine le hanno acquistate società orientali e la maggiore produzione è destinata al mercato dell’Est.
In una bacheca troneggiano penne con l’effige dei vari sceicchi….
E sempre con orgoglio mi illustra l’altra penna Omas CachetFiat sempre destinata al camice bianco. Me la mette in mano e il suo verde smeraldo rispende di lucicchii…Gli chiedo il valore e non mi meraviglia la cifra: comunque non è in vendita.
Lo rassicuro che la mia tasca non potrà mai sostenere un tale esborso, ma che anche la più umile penna mi appassiona proprio al pari di un gioiello.
Lo rassicuro che la mia tasca non potrà mai sostenere un tale esborso, ma che anche la più umile penna mi appassiona proprio al pari di un gioiello.
Guardo con stupore una piccola penna, un gadget di qualche decennio fa, e che ora vale centinaia di Euro, con iminuscoli dadi che fluttuano nel liquido racchiuso nella parte superiore.
E subito mi torna alla memoria una penna di simile fattura che papà aveva scelto come regalo natalizio per la clientela: al posto dei dadi nel liquido fluttuava un pistone di motore di pochi millimetri… Chissà se nella confusione lasciata dai devastatori che hanno smontato e sporcato la nostra vecchia officina ne ritroverò mai un esemplare. Il cuore ha un tuffo, sobbalza come quei tre dadi nell’acqua.
”Molte volte – dico al collezionista – mi fermo davanti alle vetrine degli orafi, ma non bramo nè mi angustio per un gioiello che mi piace e che non potrei mai permettermi. Mi piace ammirare l’ingegnosità, la fantasia sposata alla tecnica… mi entusiamo e mi commuovo davanti all’opera e vado all’ignoto operaio/artista che l’ha forgiata ….Le confesso che mentre osservo e il cuore mi si allarga. Come adesso davanti a certe penne o a quella semplice piuma d’oca imbavagliata in un pennino a forma di manina…”
“Beh…- mi risponde sornione – le auguro che il cuore non le si allarghi troppo…perchè è così che nasce un collezionista…Un po’ per caso… si ritrova malato”… La moglie accanto sorride e scuote la testa approvando…
Ci ridiamo su e dopo i soliti convenevoli di saluto esco.
Una folata di vento mi scompiglia i capelli.
Mi incammino verso la stazione … non percepisco più il profumo del cavallo nè quello di zagara. Percepisco al loro posto molto nitido lo stridore di trombe e l’eco di slogan. Un corteo di dimostranti sfila sulla via e sono costretta al ritorno lungo una parallela. Cammino veloce tra bancarelle di giacche e pellami di vario colore e fattura esposti su bancarelle cinesi. L’odore del cuoio sta sospeso sulla strada e si mescola a quello di patatine fritte …
Sbuco davanti alla stazione e mi giro.
Firenze è alle spalle e sorrido ripensando al lato posteriore della statua che mi sovrastava poc’anzi … Affronto l’clamore della stazione e vi affondo, mi perdo e mi sperdo… gli aromi che m’hanno incantati svaporano pur essi nella via del ricordo.
E’ stata una giornata ricca di emozioni…
Mi riprometto di ripercorrene i passi….
chissà……..
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